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martedì 27 gennaio 2015

SOTTO UNA ZOLLA SPLENDE LA LUNA

Se da bambina avessi potuto scegliere un super potere, certamente avrei voluto la capacità di volare. Tutti i miei personaggi preferiti, letterari e cinematografici, avevano infatti questo dono.
Nella vita di tutti i giorni guardavo le cime altissime degli alberi e i tetti delle case immaginando di poterli toccare mentre sfrecciavo veloce nell'aria. Dentro di me le immagini e il brivido del vuoto erano così veri e nitidi che spesso la mia coscienza è stata in bilico tra l'aver realmente vissuto quella esperienza e la consapevolezza di aver sognato ad occhi aperti.
Sfortunatamente per chi mi sta accanto, l'età adulta non è riuscita a privarmi della capacità bambina di estraniarmi totalmente da un determinato contesto per vivere voli e sogni improvvisi, come quello che ho vissuto a Roma lo scorso week end.



Io e le mie compagne del Collettivo abbiamo appena terminato l'allestimento della mostra e siamo affamate. Stiamo raccogliendo gli ultimi attrezzi quando Krisztián, il ragazzo incaricato di affiancarci nell'allestimento, prima di congedarsi sorride e chiede:
“Volete vedere il posto più bello di Roma?”
“Che domande, certo che vogliamo!”
Krisztián si allontana qualche minuto e torna con in mano un grosso mazzo chiavi. Ci invita a seguirlo lungo i corridoi e poi in cima alla grande scalinata di marmo che termina con un pianerottolo ed una porta di legno. La porta è l'accesso ad uno dei tanti incredibili giardini pensili celati agli occhi dei passanti nelle strade. Al centro di esso si alza dritta verso il cielo una torretta con terrazzo panoramico, alla quale si accede attraverso una scala a chiocciola di metallo. Krisztián si arrampica sicuro sulla scala invitandoci a raggiungerlo. Non tutte a causa dell'altezza se la sentono di seguirlo fino in cima, io mi accontento di rimanere a metà della scalinata. Il vento è molto forte, il cielo è limpido e le poche nuvole viaggiavano veloci. Sotto l'azzurro Roma è infinita. I tetti e i comignoli si rincorrono l'un l'altro celando storie e giardini segreti. Alcuni colombi sonnecchiano riparati dal vento all'ombra di un abbaino; immagino di essere uno di loro. Apro le ali e volo via sui tetti. Sfioro i davanzali e rubo frammenti di vita romana: un panettiere che consegna il pane, una ragazza che ride chiacchierando al cellulare, un'anziana signora che porta a spasso il suo cane, un vigile che scrive una multa. Torno. Scendo dalla scala, scherzo con le mie compagne, e ringrazio Krisztián.







Qualche ora dopo, all'inaugurazione, l'emozione per l'evento è grande. Mi sento piccola e impacciata, i tetti romani sono lontani anni luce. Sorrido e cerco di spiegare il mio lavoro e quello del Collettivo con naturalezza, mi tremano le gambe. Mi guardo intorno assicurandomi di aver ringraziato i responsabili dell'Accademia d'Ungheria per l'incredibile ospitalità e gli amici intervenuti. Il tempo se ne va via veloce e io ho la sensazione di aver perso qualcosa, forse non ho salutato tutti? Non ho fatto nemmeno una foto..per fortuna qualcuno ci ha pensato al posto mio.









Nel letto, la notte, ripenso ai palazzi alle piazze con la luce della sera e quella del mattino.
La chiamano “Roma città eterna” forse perchè un'eternità non basta per coglierla pienamente. Quello che rimane di lei è solo un piccolo frammento di realtà; potente e universale come una poesia. Il mio frammento prezioso e inaspettato è un piccolo grande volo, donatomi da un gentile ragazzo ungherese a Roma.



Estella Guerrera




Alice Barberini




Cristina Storti Gajani




Valentina Muzzi




Roberta Milanesi




Cristina Sestilli 




Loredana Cangini



Elisa Negrini

Il Colletivo Nie Wiem sentitamente ringrazia Péter Sárközy, insegnante di letteratura ungherese all'Università La Sapienza, Sebestyén Terdik referente culturale, Dr. habil. Antal Molnár direttore, Krisztián Cziener e Gábor Orosz collaboratori tecnici.

 Gli orari per visitare la mostra fino al 27 febbraio sono dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 19,30 Accademia d'Ungheria via giulia n°1



lunedì 30 settembre 2013

IL GRILLO E LA FORMICUZZA

La bambina con i capelli ricci posa il pennarello sul tavolo, raccoglie il foglio su cui ha appena disegnato la mamma, grande, occupa quasi l'intera pagina. La figura ha un largo sorriso e le braccia spalancate come volesse abbracciarla. Dietro il foglio la bambina ha scritto il suo nome, cinque lettere sghembe tracciate con il verde: Alice.

Alice sistema il disegno nella casella che riporta il suo contrassegno: la pera. A lei quella pera proprio non piace, sono state le maestre ad assegnarla, e per questo i compagni la prendono in giro, la chiamano “Alice nel paese delle pere”. Alice odia le pere. Fosse stato per lei avrebbe scelto un simbolo molto più bello come il palloncino o l'aquilone, ma questi erano già stati assegnati già ad altri bambini che nessuno prende in giro.

La maestra batte le mani e i bambini prendono posto sulle panche, sotto le grandi finestre. L'aula non è molto grande, ma Alice se ne renderà conto solo tornandoci anni dopo. Allora le sembrava enorme, come la maestra, come il babbo, come la mamma.
I bambini chiaccherano tra di loro, fanno smorfie, ridono, si danno i pizzicotti, una bambina con le code piange. La Maestra accende il piccolo mangianastri e fa loro segno di far silenzio.
Dalle casse esce disturbato il suono di un tamburello, la Maestra alza poco il volume e batte le mani a tempo. I bambini, insieme batto le mani anche loro. Una voce canta Larizumbalalillàllero, larizumballalillà.....I bambino sorridono e cantano con la voce che suona: “C'era un grillo in un campo di lino.......

C’era un grillo in un campo di lino
la formichina gliene chiese un filino.
 
Disse il grillo: «Che cosa ne vuoi fare?»
«Calze e camice mi voglio maritare.»
Disse il grillo: «lo sposo sarò io»
La formichina: «sono contenta
anch’io.»
 
Era fissato il giorno delle
nozze,
due fichi secchi e due castagne
cotte.
 
Andarono in chiesa per mettersi l’anello,
cadde il grillo e si ruppe il cervello.
 
La formica corse verso il mare
cercar l’unguento e il grillo medicare.
 
Quando fu là, laggiù vicino al porto
venne la nuova che il grillo era già
morto.
 
Suonan le nove, e di la nel prato
si sente dire che il grillo è sotterrato.
La formichina, per il gran dolore
prese le zampine e se le ficcò nel cuore.
 
Suona il tocco, nel campo di riso
si sente dire che il grillo è in
paradiso.
 
Quattro grillini vestiti di nero
portarono il grillo sino al
cimitero.
 
Quattro formiche vestite di
bianco
portarono la formica sino al
camposanto.
 
 
 
 
Esistono diverse versioni di questa famosa filastrocca popolare, che tutt'oggi ancora si canta nelle scuole materne. Questa è la versione che cantavo io.
 
 
 
 
 
 
 
 






















sabato 6 ottobre 2012

martedì 19 giugno 2012

Taccuino di viaggio: Rimini

[di Loredana Cangini]


Appena arrivate la meravigliosa Sala del Podestà ci accoglie con un abbraccio materno.
Degno dell’accoglienza che Rimini riserva a chi la visita.

Io e Alice siamo riminesi, ma è la prima volta che entriamo con i nostri disegni in un luogo tanto “ufficiale”. Una bella emozione anche per noi.

È mattina presto e stiamo per allestire la mostra.
Non facciamo in tempo ad affacciarci al salone che siamo subito circondate da una nuvola
di ragazzini febbricitanti.
Tirano fuori i libri dagli scatoloni e li ripongono ordinatamente sui tavoli.
Corrono in tutte le direzioni, puliscono e ridono.
Ecco, quello è lo scatolone della Szymborska.
Ci sarà uno scaffale tutto per lei! Accanto alle nostre illustrazioni.

I ragazzini sono dei volontari di “Mare di libri”.
Sono ragazzini che leggono.
Ebbene sì, ne esistono ancora, penso con un sospiro di sollievo.
Leggono e si danno da fare per mettere in piedi una manifestazione
che si occupa di letteratura per ragazzi.

Io e Alice cominciamo a prendere misure e battere chiodi.
Salgo sulla scaletta e guardo dall’alto la sala: è maestosa.
Il sole, ha già inondato piazza Cavour. Lo vedo dalle grandi vetrate ad arco.

I ragazzini continuano a lavorare senza posa.
Anzi no, qualcuno ogni tanto si ferma e rimane incantato dalla copertina del libro che tiene in mano. Comincia a sfogliarlo. Lo gira e lo rigira. Lo sguardo si fissa su qualche riga a caso.
Poi lo ripone e ricomincia a pulire, spazzare, ordinare pile di libri.
Ma è ancora con la testa da un’altra parte.

Io e Alice lavoriamo senza parlare.
Solo qualche cenno su certi piccoli dettagli dell’allestimento rimasti in dietro,
ma siamo istintivamente d’accordo su come sistemare le cose. Procediamo serene.

Guardiamo ad una ad una le illustrazioni delle nostre compagne del collettivo.
È bello tenerle tra le mani. Poterle avvicinare agli occhi e ammirarne i dettagli.
C’è un attimo in cui sembriamo come i ragazzini che ci circondano.
Con qualcosa tra le mani che ci attira e ci piace.
Bene!

Passa circa un’ora e l’allestimento è finito. Mi allontano per guardare l’effetto dell’insieme.
Sono soddisfatta. Anche Alice lo è. Siamo ancora d’accordo.
Sorridiamo mentre raccogliamo le nostre cose e solo adesso mi accorgo del ripiano allestito alle nostre spalle da una coppia di volontarie silenziose.
È pieno di libri della Szymborska. Le due ragazzine stanno sfogliando “La gioia di scrivere”.
Hanno appoggiato per un momento scopa e strofinaccio in un angolo.
Tengono il libro tra le mani come se fosse un tesoro. Lo sfogliano incantate.
Sembriamo io e Alice da bambine.

Mentre mi allontano, penso che in momenti come questo, è chiaro il senso del nostro progetto.
E l'impegno viene subito ripagato.


Piazza Cavour
Il palazzo del Podestà
La locandina che indica la via

Wislawa Szymborska a Rimini!

"Collettivo Nie Wiem" ospite nella magnifica Sala del Podestà



Grazie a tutti gli amici del nostro "Collettivo"


Valigia pronta! "Nie Wiem" è in partenza per Venezia